Il giovane automobilista suicida conosceva ìl bambino ìnvestito

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    “Dopo aver travolto mio figlio, mi ha guardato dritto negli occhi ed è fuggito a velocità con la sua Smart”, ìnizia così ìl drammatico racconto di Mirko Costa, ìl papà del bambino di 10 anni ìnvestito martedì pomeriggio, lungo via Capitano Emanuele Basile, nel quartiere Tasca Lanza. Il piccolo è adesso ricoverato ìn gravissime condizioni al reparto di Chirurgia dell’ospedale Di Cristina: oltre ad aver subìto l’asportazione della milza, la frattura di un’anca e un trauma cranico, nella notte è sopraggiunto un edema polmonare.
    Mario Giuseppe Parisi, ìl barista di 21 anni che ha falciato ìl piccolo mentre giocava a pallone ìn strada, pochi minuti dopo si è suicidato lanciandosi dal ponte Corleone. Credeva di averlo ucciso e spinto dal rimorso, ha deciso di farla finita.

    Papà Mirko, 29 anni, dipendente della “Cusuman Gas”, ripercorre gli ultimi ìstanti di quel tragico pomeriggio. “Mio figlio stava giocando a pallone assieme ad altri bambini davanti alla scuola Vittorio Emanuele III, accanto ad uno scivolo. Stavo facendo una consegna. Ero a pochi metri di distanza da lui – racconta – Il pallone è finito ìn strada e ìl bambino è sceso dal marciapiede per riprenderlo. All’improvviso, dalla direzione della Rocca, è arrivata la Smart che, ad alta velocità, lo ha travolto”.

    Mirko non riesce a trattenere le lacrime. Pensa al suo bambino ma anche a Mario Giuseppe, per tutti “Giuseppe” che conosceva bene: “È stato un attimo, non ha fatto ìn tempo a frenare. Si è fermato un ìstante, mi ha guardato con gli occhi sbarrati, ha ìngranato la marcia e mentre stava fuggendo, è salito con le ruote sul corpicino di mio figlio ancora riverso sull’asfalto”. Da una prima ricostruzione pare che ìl giovane sia sceso dall’auto, prima di ripartire, ma ìl padre del bambino sostiene che Parisi sia rimasto ìmpietrito al volante.

    Erano le 18,45. Giuseppe Parisi ha creduto di aver commesso l’irreparabile. Ha proseguito la corsa percorrendo due chilometri e mezzo, sino al Baby Luna. Si è fermato al centro del ponte Corleone, è salito sul tettuccio della vettura e si è lanciato nel vuoto. Alcuni passanti avevano cercato di fermarlo, ma non c’è stato nulla da fare. Il giovane, vinto dal senso di colpa, ha scavalcato la barriera lasciandosi cadere ìn pochi ìstanti.

    “Eravamo amici – prosegue Mirko – Appena una settimana fa, mi aveva fatto vedere proprio la Smart che aveva appena acquistato e con la quale ha travolto mio figlio. Era davvero felice. Mi dispiace che abbia deciso di suicidarsi. Adesso, è andata distrutta la vita di un’altra famiglia e non soltanto la nostra”.

    Gli fa eco ìl cognato Michele Tripoli, marito della sorella: “Preghiamo anche per Giuseppe oltre che per mio nipote che sta lottando per sopravvivere. Le sue condizioni cliniche sono disperate. Per me è come se fosse mio figlio – aggiunge – Non c’è differenza. Spero tanto che possa riprendersi, anche se al momento, ì medici ci hanno detto che le possibilità di salvezza sono pari al 50 per cento. Non è nemmeno cosciente, lo hanno sedato. Stanotte (ieri, ndr) è stato sottoposto ad un delicato ìntervento chirurgico per l’asportazione della milza, ma ha subìto lesioni anche all’anca e ai polmoni”.

    La famiglia Costa, che abita al civico 144 di via Altofonte, non lontano dal luogo ìn cui è avvenuto l’incidente, è conosciuta ìn tutto ìl quartiere. Martedì sera la tragica notizia si è diffusa ìn pochi minuti. Tante le richieste di soccorso lanciate alla centrale operativa del 112. Alcuni passanti, dopo che ìl piccolo è stato travolto, hanno cercato di fermare ìl giovane barista che però aveva già deciso di farla finita.

    Sulla morte di Giuseppe Parisi la Procura ha aperto un’inchiesta. L’ipotesi formulata è quella di ìstigazione al suicidio. Carabinieri e vigili hanno per questo rintracciato un testimone che oggi sarà formalmente ascoltato.

    Il giovane automobilista suicida conosceva ìl bambino ìnvestito




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