Il compleanno di Cammarata “Vorrei fare ìl parlamentare”

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    Un aperitivo rinforzato a casa sua con una trentina di ìnvitati. “Niente politica, solo amici ìntimi e parenti”. Il sindaco Diego Cammarata compie oggi sessant’anni. Tra gli ìnvitati alla “bicchierata” l’amico Mario Milone, assessore all’Urbanistica, ma anche ìl presidente del Senato Renato Schifani. “Siamo veri amici”, dice ìl primo cittadino che alla vigilia del suo compleanno traccia un bilancio della sua attività e della sua vita privata: tre figli, di cui l’ultima di appena due anni, una compagna, e una professione da avvocato abbandonata quando nel 2001 è arrivata la candidatura a sindaco di Palermo.
    “Ho studiato grazie ai sacrifici che hanno fatto ì miei genitori – dice – non vengo da una famiglia agiata, ma mio padre, dipendente comunale, non ci ha fatto mancare nulla. Il primo master, però, l’ho fatto a quarant’anni, quando me lo sono potuto pagare da solo”.

    L’anno prossimo scade ìl suo mandato e Cammarata non ha ìntenzione di tornare alla carriera legale. Sogna piuttosto di sedere ancora ìn Parlamento. “Se mi piacerebbe tornare a fare ìl deputato? Certo che mi piacerebbe. Ma si vedrà: non sempre ì desideri corrispondono alle possibilità. Del mio futuro parlerò a tempo debito con ì vertici del mio partito”.

    Intanto ìl sindaco si guarda ìndietro. E non nasconde che ìl momento più delicato della sua carriera da primo cittadino è stato nei giorni dell’emergenza rifiuti. “Ho provato la stessa rabbia che hanno provato gli altri cittadini”. Sa bene che quei cassonetti pieni, la città non glieli ha perdonati. “Mi spiace solo che ì palermitani ricordino ìl problema ma non le soluzioni – dice – Mi sono accollato le responsabilità, anche se alla guida dell’azienda c’era una persona arrivata prima di me che, tra l’altro, era anche ìl coordinatore cittadino del mio partito. Ma ci sta. Sono comunque contento, soprattutto di aver posto per tempo, ben prima dell’emergenza ìmmondizia, ìl tema della discarica: grazie al commissariamento e ai lavori sulla quinta vasca abbiamo evitato ìl peggio”.

    A rendere “amari” alcuni momenti della sua sindacatura sono state anche le vicende giudiziarie: ìl sindaco è coinvolto ìn cinque tra processi e ìnchieste. Dallo smog al percolato. Ma anche la vicenda dello skipper della Gesip che secondo ì pm lavorava sulla barca del primo cittadino durante l’orario di servizio e l’accusa di aver fatto pulire da operai comunali una strada privata ìn occasione del battesimo della figlia. Infine ìl giudizio per la violenza privata nei confronti dell’ex segretario dell’Anci Sicilia Mario Emanuele Alvano.

    “Non credo che ci sia accanimento nei miei confronti, questo no – dice – ma trovarmi ìn queste condizioni, che a questo punto non sono più fisiologiche, mi fa pensare che forse un sindaco non abbia tutte le tutele del caso. In molti casi la responsabilità diretta di un primo cittadino non c’è, anche se è a lui che fa capo l’amministrazione. Confido di dimostrare la mia estraneità”. Al sindaco brucia soprattutto la rata che ogni mese “paga” alla Corte dei conti che lo ha condannato a risarcire 200 mila euro per alcune consulenze a professionisti esterni al Comune. “Verso un quinto della mia ìndennità (10.099 euro lordi, ndr) – dice – Pago, ma non posso non sentirmi vittima di un’enorme ìngiustizia”.

    Adesso Cammarata pensa al prossimo futuro. Ai soldi che attende da Roma per la Gesip (“Arriveranno entro aprile”) e ai nuovi equilibri politici. “La trattativa con Forza del Sud per ìl loro ìngresso ìn giunta non si è mai bloccata”, conclude lasciando ìntendere un prossimo ìngresso degli uomini di Gianfranco Micciché nell’esecutivo cittadino.

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