I temi del fine vita al centro del convegno “Nascere e morire tra accettazione e rifiuto”

“Il suicidio assistito non è un atto medico, ma una scelta del singolo riconosciuta, autonoma e autodeterminata. Un medico non abbandona mai il paziente, ponendosi in una posizione eticamente alta e mai bassa verso chi soffre o si procura la morte. Anche per chi ricorre al suicidio assistito in una condizione di terminalità oggettiva, l’atto medico potrà essere declinato solo alla cura, all’alleviamento del dolore, la vicinanza e l’accompagnamento”. Così, Pierantonio Muzzetto, coordinatore della Consulta deontologica nazionale della Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), nonché presidente dell’Ordine dei medici di Parma, commentando la sentenza, depositatata venerdì 22 novembre, dalla Corte costituzionale sul caso Cappato-Fabo, in cui viene confermata la depenalizzazione dell’aiuto al …
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