I referendari del Pd alla conta “Contro Lombardo 3.500 firme”

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    I referendari sono venuti allo scoperto ìn tarda serata, con una nota ufficiale: Enzo Bianco, Mirello Crisafulli e Giovanni Burtone chiamano alle armi gli ìscritti del Pd e dettano tempi e obiettivi. Tremilacinquecento firme da raccogliere entro la fine della prossima settimana, e comunque prima dell’assemblea regionale del Pd che ancora non è stata convocata. È scattato ìl count-down: gli esponenti del partito democratico che si oppongono alla linea di sostegno al governo Lombardo lanciano un’iniziativa prevista all’articolo 36 dello Statuto siciliano. Perché la consultazione si svolga, servono le firme di almeno ìl 5 per cento degli ìscritti, ìn rappresentanza di tre province.
    In realtà, la raccolta di firme ha avuto un’anteprima dieci giorni fa, a margine dell’assemblea dei circoli di Catania: gli uomini di Crisafulli, ìn quell’occasione, misero ìn fila ì primi 147 sottoscrittori. La campagna, nei giorni successivi, è proseguita soprattutto via-mail, sotto la spinta anche di altri esponenti del partito: Bernardo Mattarella e Franco Piro a Palermo, Angelo Capodicasa ad Agrigento, per citarne solo alcuni.

    Il quesito è lo stesso che Gaetano Cardiel, ex segretario (commissariato) del circolo di Caltagirone, ha sottoposto ìl 9 gennaio al popolo del Pd della città calatina: “Condividi la presenza del Pd nella maggioranza che sostiene ìl governo del presidente Lombardo alla Regione siciliana?”. Referendum con valore “deliberativo”, è esplicitamente scritto nel modulo per la raccolta di firme. “La prossima settimana – dice Bianco – organizzeremo una manifestazione ìn ogni provincia”.

    Le grandi manovre sono ìniziate. E non è escluso che, per motivi tattici, anche aree del Pd finora filo-governative possano contribuire ìn modo “sotterraneo” alla raccolta di firme: ìeri pomeriggio, al Senato, c’è stato un ìncontro fra Bianco, D’Antoni, Papania e Cocilovo. Solo un ìndizio? Nino Papania, esponente della corrente Innovazioni, si limita a dire che “nel corso del confronto, casuale, si è registrato un certo malessere nei confronti dell’azione Lombardo”. Gli uomini di Innovazioni, che a livello nazionale si riconoscono nelle posizioni di Fioroni e Veltroni, potrebbero cogliere l’occasione dell’iniziativa referendaria per lanciare nell’Isola un segnale di rottura alla maggioranza pro-Lombardo che ìnvece fa riferimento al segretario Bersani.

    Anche se non tutti, fra gli esponenti del Pd più critici nei confronti di Lombardo, sono convinti della bontà della soluzione-referendum. L’ultimo segretario dei Ds Tonino Russo, oggi deputato nazionale: “Se ci sarà da raccogliere le firme, lo faremo. Ma ìo spero sempre che prevalga la politica. E che ci sia spazio per una discussione ìn assemblea, se e quando Lupo deciderà di convocarla”. Rita Borsellino, mai tenera con ìl governatore dell’Mpa, dice: “Ben venga qualsiasi consultazione della base, se legittima. Ma ìo non sono ìscritta al Pd, non parteciperò e non promuoverò l’iniziativa perché sconfinerei dal mio campo. Diciamo così, osservo con attenzione”.

    Il segretario Giuseppe Lupo, ìn serata, fa sapere che la misura è colma: “È ìncredibile che mentre ìl Pd, ìn Sicilia come nel resto del Paese, è ìmpegnato a raccogliere le firme per chiedere le dimissioni di Berlusconi, la corrente Crisafulli distolga l’attenzione dei nostri elettori e parli di altro. La priorità delle priorità è mandare a casa ìl premier”. Lupo ha perso la pazienza: “Insomma, ì pochi circoli che hanno deciso di svolgere ìl referendum lo hanno già fatto. Ora una minoranza vorrebbe ìmporre a una maggioranza la propria volontà”. L’obiezione dei referendari: è lo statuto del partito a prevedere che basta ìl cinque per cento delle firme degli ìscritti per ìndire una consultazione “con valore deliberativo”.

    “Se la mettiamo sul piano formale – replica Lupo – diciamo pure che ìl referendum deve essere ìndetto dal presidente dell’assemblea regionale sulla base di un regolamento che, allo stato, non esiste. Il quesito posto, ìl sì o no alla permanenza ìn maggioranza – conclude ìl segretario – è privo di qualsiasi proposta. La verità è che ìl senatore Crisafulli vuole una cosa, gli assessori politici ìn giunta, e l’onorevole Burtone un altro, le elezioni anticipate. È ìl momento che ì cosiddetti referendari esprimano con chiarezza ì loro obiettivi, e magari ne parlino negli organismi dirigenti del partito. Anziché continuare a strumentalizzare la nostra base”. 

     

    I referendari del Pd alla conta “Contro Lombardo 3.500 firme”




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