Droni sull’Iraq, scoppia la polemica sull’uso di Sigonella

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Droni sull'Iraq, scoppia la polemica sull'uso di Sigonella
Droni sull'Iraq, scoppia la polemica sull'uso di Sigonella

La decisione americana di preallertare le proprie truppe di stanza a Vicenza che potrebbero essere dispiegate in Libano a difesa dell’ambasciata Usa a Beirut, nel timore di rappresaglie dopo l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani – ucciso in Iraq in un attacco americano a Baghdad venerdì scorso – riapre gli interrogativi sull’uso dello spazio aereo italiano e delle basi distribuite nella penisola. E puntuali si alzano le barricate sul ruolo strategico dello stivale e di hub come Sigonella nelle crisi che hanno il Mediterraneo come epicentro o immediato hinterland.

A riaprire la polemica è Luca Cangemi, della segreteria nazionale del Partito comunista italiano (Pci) che denuncia il «silenzio» attorno al presunto coinvolgimento della Naval Air Station siciliana nell’omicidio del capo della divisione Qods. «Un’operazione della rilevanza strategica enorme quale quella dell’uccisione del generale Soleimani, condotta con i droni, coinvolge necessariamente la base di Sigonella», attacca Cangemi. E scandisce: «Questo dovrebbe porre dei pressanti problemi di ordine politico, ma anche Costituzionale al governo e al Parlamento. Invece c’è il silenzio».

Il governo italiano «neghi l’uso di Sigonella e altre basi in Italia» scrive in un tweet, Stefano Fassina (LeU). «E’ doveroso che il governo italiano dichiari l’indisponibilità delle basi militari che si trovano sul territorio italiano – da Aviano a Sigonella – per le operazioni che gli Usa stanno conducente in Medio Oriente», chiede Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista (Prc) – Sinistra Europea.

Una richiesta al premier Giuseppe Conte e al ministro della Difesa Lorenzo Guerini di chiarire «immediatamente il ruolo» della base di Sigonella arriva dal coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli che, “ove fosse confermato un coinvolgimento», ritiene necessaria una «revisione del Trattato del 1954 tra Usa e Italia sull’utilizzo delle basi americane sul suolo italiano, riconducendole all’interno di strategie comunemente adottate dall’Alleanza Atlantica e non per un uso non concordato da parte degli Stati Uniti». Camp Ederle, a Vicenza, è sede della 173/ma Brigata Aerotrasportata e dell’United States Army Africa (Usaraf).

A Sigonella, principale base per le operazioni americane nel Mediterraneo sono ospitati, tra l’altro, i droni MQ-9 ‘Reaper’ come quello usato per uccidere Soleimani, aerei senza pilota tipo Hale (High Altitude Long Endurance) e Male (Medium Altitude Long Endurance), Global Hawk per la sorveglianza strategica ad alta quota, aerorifornitori e velivoli da trasporto.

Sparsi sul territorio italiano ci sono poi Aviano, dove sono di stanza caccia F-16 e sono stoccate le bombe nucleari B-61; la Naval Support Activity di Napoli, sede della Sesta Flotta dell’Us Navy; la base di Camp Darby (Pisa), una delle più importanti basi logistiche delle Forze armate americane fuori dagli Usa e ospita milioni di munizioni e bombe/ordigni di vario tipo. L’utilizzo delle basi è regolato da accordi bilaterali con gli Usa che possono utilizzarle anche in caso di conflitto previa autorizzazione del governo italiano. Ma sulle operazioni americane che passano per la penisola in molti chiedono chiarezza.

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