Dell’Utri, procuratore generale ricorre alla Cassazione

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    Il procuratore generale di Palermo Antonino Gatto ha presentato ricorso in Cassazione contro la parziale assoluzione del senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, condannato il 29 giugno scorso a sette anni per concorso in associazione mafiosa, ma scagionato per i fatti che gli erano stati contestati dal 1992 in poi. L’impugnazione del rappresentante dell’accusa si aggiunge a quella della difesa, presentata nei giorni scorsi.
    Con il ricorso del pg la Suprema Corte potrebbe anche annullare la sentenza in senso sfavorevole all’imputato. Nelle 190 pagine depositate nella cancelleria della seconda sezione della Corte d’appello di Palermo, che aveva emesso la sentenza, il pg Gatto lamenta vizi collegati a “illogicità manifesta” e “violazioni di legge”, sostenendo che i giudici non hanno adeguatamente valutato il contributo offerto dal dichiarante Gaspare Spatuzza, che aveva parlato di un patto tra mafia e Forza Italia, stipulato alla fine del ’93. Ipotesi che secondo il collegio presieduto da Claudio Dall’Acqua erano del tutto prive di riscontri. Il procuratore generale contesta anche la mancata audizione di Massimo Ciancimino, scartato a priori dai giudici perché considerato “vago, impreciso e contraddittorio”.

    Nel suo ricorso, invece, la difesa (avvocati Massimo Krog, Giuseppe Di Peri e Pietro Federico) sottolinea l’incongruenza di una condanna che riguarda fatti datati, compresi tra l’inizio degli anni ’70 e la prima metà dei ’90: in quel periodo, secondo l’accusa, il palermitano Dell’Utri sarebbe stato una sorta di “protettore” dell’amico imprenditore Silvio Berlusconi, che avrebbe preferito pagare le estorsioni e non denunciare. Gli uomini delle cosche delegati a occuparsi di Berlusconi, per il tramite di Dell’Utri, sarebbero stati lo stalliere di Arcore, Vittorio Mangano, e il titolare di una lavanderia del Borgo Vecchio, Gaetano Cinà.

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