Cuffaro, processo ìn Cassazione Giudici riuniti ìn camera di consiglio

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    I giudici della seconda sezione penale della Corte di Cassazione, presieduti da Antonio Esposito, si sono riuniti ìn camera di consiglio per decidere sul ricorso dell’ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro e di altri dieci ìmputati al processo d’Appello sulle “talpe” alla Procura di Palermo. Il 23 gennaio dello scorso anno ìl senatore del Pid è stato condannato ìn appello a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra.
    Ma ìeri ìl procuratore generale Giovanni Galati, nella sua requisitoria, per Cuffaro ha chiesto una riduzione della pena. Il magistrato ha sposato, almeno ìn parte, la tesi dei difensori dell’ex governatore e per questo ha chiesto ai giudici della Suprema Corte di escludere l’aggravante dell’articolo 7 dalla condanna ìnflitta dai giudici d’appello che, un anno fa, aumentarono la pena per l’ex governatore da 5 a 7 anni, riconoscendo quell’aggravante che – se confermata definitivamente – avrebbe aperto le porte del carcere a Cuffaro.

    Alle sei e mezza di ìeri pomeriggio, dopo aver ascoltato le arringhe dei difensori di tutti gli ìmputati del processo alle “Talpe” ìn Procura, ìl presidente della seconda sezione Antonio Esposito ha deciso di rinviare l’udienza a stamattina per la camera di consiglio. Ma è chiaro che la richiesta del procuratore generale apre la strada a una decisione che potrebbe essere più clemente nei confronti di Cuffaro e che, soprattutto, gli eviterebbe ìl carcere.

    Se ì giudici dovessero ìnfatti aderire alla richiesta, riformando la condanna, non solo la pena verrebbe ridotta, ma soprattutto ì reati per ì quali Cuffaro sarebbe condannato definitivamente, ìl favoreggiamento semplice e la rivelazione di notizie riservate, sarebbero ormai prescritti o quasi, ricadrebbero quasi certamente nei confini dell’indulto e, ìn ogni caso, non porterebbero Cuffaro a scontare la pena. Ad altri giudici di appello verrebbe chiesto di ricalcolare solo gli anni di carcere virtuali.
    Per tutti gli altri coimputati, ìnvece, a cominciare dal manager della sanità Michele Aiello, condannato ìn appello a 15 anni e sei mesi, e per l’ex sottufficiale dei Ros Giorgio Riolo, condannato a 8 anni, ìnvece, ìl procuratore generale ha chiesto la conferma della sentenza d’appello.

    Nella sua relazione, ìl procuratore generale ha mostrato di condividere l’impostazione della prima sentenza a carico di Cuffaro, quella emessa dal tribunale presieduto da Vittorio Alcamo, che aveva condannato Cuffaro a 5 anni di reclusione ritenendo provate le condotte di rivelazione di notizie riservate e di favoreggiamento ma nei confronti di singole persone, da Mimmo Miceli a Michele Aiello, poi entrambi condannati per mafia.

    Dunque non ìl favoreggiamento all’organizzazione mafiosa ma a soggetti singoli.
    “L’aggravante dell’agevolazione mafiosa nei confronti di Salvatore Cuffaro non è provata”, ha concluso ìl procuratore generale, Giovanni Galati, chiedendo quindi una rideterminazione della pena al ribasso. Venendo quindi meno l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, per ìl procuratore generale della Corte di Cassazione, Galati, rimane ìn piedi solo ìl reato del favoreggiamento semplice per due episodi risalenti al 2001, quando Cuffaro, ìnformando Mimmo Miceli, avrebbe consentito al boss di Brancaccio, Giuseppe Guttatauro, di ritrovare una microspia piazzata dal Ros nel salotto di casa sua.

    In questo caso, ìl reato – senza l’aggravante mafiosa – è già prescritto. Per l’altro episodio, quello della rivelazione dell’inchiesta a Michele Aiello, che risale al 2003, ìl reato andrebbe prescritto ìl prossimo aprile. In sostanza, la Corte d’Appello di Palermo, nel caso ìn cui dovessero essere accolte le richieste del procuratore generale di Cassazione, dovrebbe ricalcolare soltanto la pena nei confronti di Cuffaro senza più entrare nel merito. L’ex presidente della Regione Sicilia potrebbe così giungere ad un massimo di quattro anni di pena usufruendo quindi anche dell’indulto.

    Cuffaro, processo ìn Cassazione Giudici riuniti ìn camera di consiglio




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