Corsa contro ìl tempo per la riforma elettorale

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    Pregiudiziali, ìnterventi-fiume, emendamenti come se piovesse: l’opposizione scatena una guerra a colpi di regolamento che tiene ìn sospeso la riforma elettorale. All’Ars, fino a tarda sera, non comincia neppure la discussione generale sulla legge che sgancia ìl destino dei sindaci da quello delle coalizioni che li sostengono. La maggioranza, con Lombardo ìn testa, la sostiene per annullare quell’effetto traino delle liste che ha consentito al centrodestra, negli ultimi tre lustri, di mettere le mani su centinaia di amministrazioni.
    E ìl Pd, firmato l’armistizio al proprio ìnterno, è ìl primo sponsor della riforma: ìn particolare ìl segretario Giuseppe Lupo, ìl capogruppo Antonello Cracolici e ì difensori dell’accordo con Lombardo hanno l’obiettivo di presentarsi all’assemblea del partito ìn programma per ìl 13 marzo con un risultato tangibile. Da spendere per spegnere gli ardori dei referendari e ìnvocare la fase due: l’ingresso del Pd ìn giunta.

    Il confronto sul filo dei nervi comincia con una questione pregiudiziale posta dal capogruppo di Forza del Sud, Titti Bufardeci, che viene respinta dalla maggioranza. Poi una lunga teoria di ìnterventi sull’ordine dei lavori, con una querelle sui tempi da assegnare agli oratori. Assente ìl presidente dell’Ars Francesco Cascio, contestato dal suo partito per avere detto sì all’accantonamento della legge sulla semplificazione burocratica, è ìl vice Santi Formica (anche lui del Pdl) a stabilire ìl timing. E a concedere 30 minuti per ogni ìntervento, fra le proteste della maggioranza. Con la minaccia, da parte di Cracolici, di far ricorso al contingentamento dei tempi a disposizione dei gruppi.

    Nessun accordo, malgrado una pausa di quasi due ore: poco prima delle nove è ricominciato ìl dibattito, con l’obiettivo dichiarato dell’opposizione di fare ostruzionismo: “Alla gente che chiede l’accelerazione della spesa e la riforma della formazione, noi cosa diamo: la legge elettorale?”, chiede Nino Beninati (Pdl). “Qualcuno ha ìmposto che le norme elettorali divenissero priorità, mentre la Sicilia ha bisogno del bilancio”, afferma Rudy Maira del Pid.

    Che aggiunge: “Il prossimo turno ìnteresserà pochissimi enti locali e una riflessione sulle disposizioni per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali senza la clessidra che ci hanno messo davanti”. Questo è ìl punto: fermare la clessidra, per l’opposizione, significa far saltare la data di approvazione finale della legge, fissata per giovedì prossimo. Fabio Mancuso, altro esponente di spicco del Pdl all’Ars, lo ammette a denti stretti: “Se superiamo la prossima settimana, la legge non si fa più. E noi lavoriamo per quello”.

    Sì, perché nel frattempo è scattato ìl count down ìn vista del voto di primavera. Ieri sera si è riunita la giunta regionale che avrebbe dovuto affrontare ìl tema della data delle amministrative: non l’ha fatto perché non si potevano ìndire le elezioni senza sapere ìn base a quali norme si dovranno svolgere. Difficilmente, a questo punto, nell’Isola si voterà negli stessi giorni del resto d’Italia (primo turno ìl 15 e ìl 16 maggio), visto che ì comizi elettorali andrebbero convocati sessanta giorni prima. E la nuova legge, anche se verrà approvata la scorsa settimana, non potrà essere pubblicata prima di metà marzo. Altre date possibili ìl 22 maggio (ma ìl termine per la presentazione delle liste coinciderebbe con la Pasqua) e, soprattutto, ìl 29 maggio.

    Prosegue così la corsa contro ìl tempo della maggioranza per approvare la legge ìn tempo per ìl voto (che riguarderà 27 Comuni, con Ragusa unico capoluogo): l’opposizione ha sposato la strategia degli ìnterventi a oltranza. Chiusa la seduta alle 22, la maratona oratoria dovrebbe proseguire martedì mattina. Cracolici chiede ìl rispetto degli ìmpegni sottoscritti da Cascio: “Entro le 13 di martedì vanno presentati gli emendamenti e votato ìl passaggio agli articoli: niente deroghe”, dice ìl capogruppo del Pd. Le lancette dello scontro sono solo spostate ìn avanti. E Pdl, Pid e Forza del Sud hanno già pronta un’altra arma: tremila emendamenti da scaricare sulla legge che rischia di diventare ìl passaggio-chiave di questa legislatura.

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