Confindustria e Questura insieme per la legalità

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    La Mobile di Palermo avrà una nuova sede operativa nella chiesa restaurata di Sant’Elisabetta, accanto agli attuali uffici della polizia.
    Tutto questo grazie ad un protocollo d’intesa firmato oggi in questura con Confindustria Sicilia che provvederà a completarla, con arredamenti e strumenti tecnologici avanzati, con una spesa totale di circa 350mila euro.
              
    Nella nuova sede ci sarà anche un’area completamente dedicata agli imprenditori che vogliono denunciare.
    “Questo protocollo è importante per tanti motivi – ha detto Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia -.
    Ci sono tanti imprenditori che hanno denunciato e che spingono gli altri a denunciare le estorsioni mafiose grazie alla forte azione di contrasto messa in campo dalle forze dell’ordine.
    Questa è la cornice essenziale di una collaborazione avviata da tempo e che oggi aggiunge un ulteriore tassello nel segno della legalità”.         

    Il completamento della struttura ha un valore soprattutto simbolico.
    “E’ un percorso virtuoso che ci permette di fare passi da gigante, come dimostra l’operazione Addiopizzo 5, nel contrasto alla mafia – ha detto il questore, Nicola Zito -.
    Abbiamo creato un sistema che crea fiducia nelle persone e ci permette di dare una sferzata all’organizzazione criminale.
    Non siamo più alle semplici dichiarazioni d’intenti, ma siamo giunti ad una collaborazione fattiva”.  La questura si impegna, inoltre, a realizzare una serie di incontri con le categorie produttive sul contrasto al fenomeno del racket per fornire informazioni sulle norme e sulle opportunità per chi denuncia.

    Finora oltre trenta imprenditori sono stati espulsi da Confindustria in Sicilia per non aver rispettato il codice etico che prevede la denuncia dell’industriale nel caso in cui abbia avuto richieste estorsive.
    “Nel capoluogo siciliano – ha detto Lo Bello – sono stati sei tra espulsi e accompagnati nel percorso di denuncia.
    L’espulsione é inderogabile per l’imprenditore colluso, mentre cerchiamo di accompagnare nel percorso di denuncia chi paga il pizzo”.             

    L’unica impresa espulsa a Palermo è Aedila Venusta.
    “Noi ci muoviamo – ha puntualizzato Lo Bello – quando raggiungiamo la certezza che quell’impresa è coinvolta nel pagamento del pizzo o nell’organizzazione criminale”.
    Sul fronte delle denunce, a Palermo si è raggiunta quota trenta.
    “In Sicilia – ha concluso Lo Bello – siamo già a 150.
    Il nostro obiettivo è buttare  fuori gli imprenditori collusi, ma contemporaneamente di convincere l’imprenditore che ha pagato a denunciare”.

    Confindustria e Questura insieme per la legalità




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