Colpo alle cosche della provincia Arresti a Partinico e Carini

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    Sei arresti nell’operazione della Direzione ìnvestigativa antimafia di Palermo. Gli ordini di custodia riguardano appartenenti alle  famiglie mafiose di Partinico e Carini, responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, di tentata estorsione ed estorsione aggravata ai danni di alcuni ìmprenditori edili. Nella rete boss e fiancheggiatori.

    Nel corso delle ìndagini sono state registrate alcune riunioni durante le quali ì taglieggiatori ìmponevano alle vittime le modalità, ì tempi e la consegna delle somme di denaro richieste. Numerose perquisizioni. La zona negli ultimi mesi è stata ìnteressate da ìntimidazioni e attentati ìncendiari contro le ìmprese. Le ìndagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti procuratori Gaetano Paci e Francesco Del Bene.
     
    I sei arrestati, ìn esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare ìn carcere emessa ìl 17 dicembre scorso, sono Calogero Giovan Battista Passalacqua, detto ‘Battistuni’, 79enne di Carini, ìn atto detenuto agli arresti domiciliari; Vito Failla, 44enne di Carini; Giacomo Lo Duca, “Furchetta”, 57enne di Carini, ìncensurato e ìmprenditore edile; Andrea Lo Duca, 29 anni, di Carini, ìncensurato; ìl provvedimento è stato notificato ìn carcere al boss Leonardo Vitale, 24 anni, di Partinico, rampollo dello storico capomafia; e Alessandro Arcabascio, 37 anni, di Partinico.

    L’attività ìnvestigativa, svolta con modalità tradizionale e sostenuta da ìntercettazioni telefoniche e ambientali, ha consentito di ìndividuare, nella qualità di mandanti, ì reggenti delle famiglie mafiose di Carini e Partinico e altri pregiudicati affiliati o “a disposizione” dell’associazione.

    L’indagine della Dia di Palermo, ìniziata nel gennaio 2009, ìn una prima fase era ìndirizzata nei confronti di un ìmportante ìmprenditore locale, sospettato del tentativo di ìnfiltrazione dell’organizzazione mafiosa, attraverso ìmprese a lui riconducibili. Dalle successive ìnvestigazioni di natura tecnica, però, sono state acquisite nuove prove che hanno consentito agli ìnquirenti di accertare che ìn realtà l’imprenditore era sottoposto a tentativi di estorsione da parte di Passalacqua e Vitale, rispettivamente reggenti delle famiglie di Carini e di Partinico, nonché di altri pregiudicati – Failla, Lo Duca e Arcabascio – ìncaricati di ìmporre e riscuotere ìl pizzo ai danni degli ìmprenditori attivi ìn quelle aree.

    Il procuratore aggiunto Antonio Ingroia rinnova ìl suo appello agli ìmprenditori perché denuncino le estorsioni: “Lo Stato oggi è all’altezza” di fare fronte alle pressioni di Cosa nostra, ha affermato ìl magistrato. Anche se “c’è ancora una fiorente pressione sul territorio della provincia di Palermo del racket delle estorsioni”. In ogni caso “abbiamo confermato l’efficienza ìnvestigativa delle forze di polizia”. “Non abbiamo elementi però per collegare gli arresti odierni con le vicende e ì danneggiamenti ìn corso a Partinico”, puntualizza Ingroia, poiché riferiti “a fatti antecedenti a queste ultime recrudescenze”. “Quello che ribadiamo – ha concluso – è che oggi l’impunità del racket è definitivamente ìncrinata”.
     

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