Colpo al racket delle estorsioni . La polizia arresta 63 persone

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    La squadra Mobile di Palermo nella notte ha dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Palermo su richiesta della Dda, nei confronti di 63 soggetti esponenti delle famiglie mafiose di San Lorenzo, Tommaso Natale, Partanna Mondello, Terrasini, Carini e Cinisi, incardinate nei mandamenti mafiosi posti sotto il controllo degli ex latitanti Lo Piccolo Salvatore e del figlio Sandro.
    Gli arrestati sono ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzioni di armi da fuoco, intestazione fittizia di beni, reati tutti aggravati dalle modalità mafiose.
    L’ operazione condotta dalla sezione Criminalità organizzata della squadra Mobile di Palermo, denominata “Addio pizzo 5”, costituisce l’epilogo delle indagini connesse alla decriptazione dell’archivio rinvenuto nel’ultimo covo dei latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo in occasione del loro arresto.
    Una certosina attività di riscontro dei nomi in codice indicati nei pizzini, custoditi gelosamente dagli allora latitanti, ha reso intellegibili i nomi ed i cognomi degli  affiliati a “cosa nostra”.
    Hanno trovato così un volto ed una identità soggetti indicati, ad esempio come “Y” o “camion”, affiliati al clan e resisi autori di estorsioni, traffico di stupefacenti ed altre ipotesi di reato.
    In alcuni casi, il personale specializzato della Polizia scientifica è riuscito a ricostruire alcune trame mafiose della “famiglia”, estrapolando i dati contenuti nel nastro di una macchina da scrivere utilizzata dai Lo Piccolo, reso apparentemente inservibile e gettato tra i rifiuti.
    La complessa attività di intelligence si è avvalsa, grazie anche alla attività di supporto svolta dall’associazione “Addio Pizzo”, della fondamentale collaborazione fruttuosa di numerosi commercianti, vittime di sistematici episodi estorsivi messi in atto dagli uomini del clan.
    Le indagini hanno rivelato una sistematica aggressione alle più svariate attività economiche (alberghi, hotel, imprese edili, attività commerciali, lavori di urbanizzazione, cantieri nautici) da parte degli uomini di cosa nostra su di un territorio che spaziava dal capoluogo sino ai limiti occidentali della provincia di Palermo.
    In alcuni casi è stato pagato il pizzo da imprenditori impegnati in lavori di ristrutturazione dell’aeroporto di Palermo, nella realizzazione di una caserma militare e di un asilo materno.
    Gli investigatori, in questo contesto, hanno trovato ulteriori riscontri al quadro probatorio connesso all’uccisione del boss di Resuttana Giovanni Bonanno ed al successivo occultamento del cadavere, sotterrato in un terreno destinato a lottizzazione nel territorio di Carini.
    E’ stata fatta luce anche sul disegno dei Lo Piccolo di monopolizzare il mercato palermitano del traffico delle sostanze stupefacenti, invadendolo con la cocaina proveniente dal Sud-America tramite i porti olandesi, come recenti investigazioni della Polizia a Milano hanno confermato.
    Con l’odierna operazione gli uomini della squadra Mobile di Palermo hanno inflitto un duro colpo all’establishment di cosa nostra che, grazie alle precedenti  investigazioni condotte nel corso delle prime 4 fasi dell’operazione “Addio pizzo”, ha complessivamente portato all’arresto di 184 persone, all’individuazione dei responsabili di 87 estorsioni,  alla escussione testimoniale di 232 persone sentite come parti offese o informate sui fatti, alla collaborazione di 61 operatori economici alle indagini di polizia, al sequestro di 15 società con fatturati di svariati milioni di euro.




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