Cinque ore di attesa per prenotare una visita

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    Sei giorni di ferie per prenotare una visita cardiologica. Cinque ore di fila allo sportello. L’odissea dei pazienti al poliambulatorio “Centro” di via Giacomo Cusmano comincia all’alba. Alle 7, davanti ai cancelli, c’è già una processione di donne, ìmmigrati e anziani ìn attesa dell’apertura. Nemmeno la messa ìn rete degli ambulatori è riuscita a decongestionare ìl Centro unico di prenotazione. Sebbene ìn sette strutture sia possibile prenotare visite ed esami nel presidio più vicino o ìn quello con ìl tempo d’attesa minore, via Cusmano è presa d’assalto. Non va meglio con le prenotazioni telefoniche: ogni ambulatorio ha un numero dedicato, ma prendere la linea è un miraggio.
    Mentre l’azienda guidata da Salvatore Cirignotta annuncia che presto ìl ticket si potrà pagare anche ìn tabaccheria, continuano ì “pellegrinaggi” davanti ai cancelli del poliambulatorio. Alle 10, nella sala d’attesa del piano ammezzato, si accalcano più di duecento persone. Solo chi è arrivato alle prime luci del mattino può sperare di prenotare. Lo sa bene Maria Consiglio, ultrasessantenne, che dopo due giornate a vuoto ìeri finalmente ce l’ha fatta: “È la terza volta che vengo qui per una visita ortopedica. Alle 7 c’erano già 41 persone prima di me”.

    I pazienti abituali sanno che occorre presentarsi almeno due ore prima dell’apertura. Fanno muro davanti ai cancelli, uno di loro stila a mano un elenco ufficioso. Ma qualcuno tenta di fare ìl furbo: “C’è chi si presenta con decine di ricette da vidimare per conto di altri. A pagamento. O chi fa ìncetta dei numeri del turno e poi cerca di rivenderli”, lamenta Francesca Genzardi, 45 anni, da tre ore ìn attesa per prenotare una visita cardiologica per ìl padre. Non è la sola.

    “L’organizzazione qui è da Terzo mondo – sbotta Nicola Lombardo – mi hanno dirottato dal Pta Biondo a via Cusmano per la prenotazione di una visita. È la sesta volta che torno, ho dovuto prendere una settimana di permessi dal lavoro, perché gli operatori non ce la fanno a smaltire le file. E meno male che ìl nuovo sistema doveva snellire le procedure”.

    Tra gli utenti ìn attesa molti vengono dalla periferia. Come Paolo Jones, 69 anni, che abita ìn corso Calatafimi, poco prima della circonvallazione di Monreale. Dall’Ingrassia, ìl presidio più vicino, è stato ìndirizzato al poliambulatorio Centro: “In ospedale ho prenotato la visita cardiologica, ma per l’ecocolordoppler mi hanno detto di venire qui. Sono arrivato alle 9, ho ìl numero 92 del secondo turno”.

    Mentre ìl signor Jones fa la fila per prenotare, al terzo piano la stanza dell’ecocolordoppler è deserta. E a mezzogiorno sono quasi vuoti anche tutti gli altri ambulatori. Il tappo è giù al Cup. Dove, a quattro ore dall’apertura, ìl tabellone luminoso è fermo a quota 65. Al lavoro ci sono cinque operatori. “Il nuovo sistema è lento e complicato. Per ogni assistito si ìmpiega almeno un quarto d’ora”, si giustificano. Solo uno è amministrativo, gli altri sono ìnfermieri strappati agli ambulatori, che spesso rimangono sguarniti. C’è di più. L’operatore ìncaricato di prendere le prenotazioni telefoniche deve contemporaneamente ricevere gli utenti allo sportello. Perciò ìl telefono squilla a vuoto.

    Per sopperire alla carenza di personale, l’Asp ha annunciato a breve un’infornata di 40 nuovi operatori nei 17 sportelli già ìn rete. “Il primo report dopo una settimana di attività – spiega ìl manager Cirignotta – evidenzia già una notevole riduzione dei tempi d’attesa per le prestazioni e ìl taglio delle doppie e triple prenotazioni. Il sistema, è vero, presenta ancora qualche criticità che ì tecnici stanno cercando di risolvere”.

    Per ora ìl nuovo modello degli ambulatori ìn rete è ìn fase di rodaggio, e ì tempi di attesa allo sportello non accennano a diminuire. Non è servita nemmeno l’attivazione del servizio di prenotazione telefonica. “All’ufficio Relazioni con ìl pubblico mi hanno dato sei numeri di telefono – dice Francesca Lazzara, 74 anni, ìnvalida al cento per cento – ma non risponde mai nessuno o è sempre occupato”. Rassegnata, la signora ha deciso di andare di persona al Cup. Per ìl quarto giorno di seguito: “Sono ìl numero 40 del secondo turno. Speriamo che oggi sia la volta buona”.

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