Blitz San Paolo, conclusi gli interrogatori dei 24 arrestati i legali inviano i ricorsi al Riesame


Blitz San Paolo, conclusi gli interrogatori dei 24 arrestati i legali inviano i ricorsi al Riesame 

Siracusa. Si sono conclusi a Siracusa gli interrogatori di garanzia delle 24 persone arrestate dai Militari dell’arma del Comando provinciale e delle Stazioni di Solarino e Floridia nell’ambito dell’operazione antimafia, antiusura, antidroga denominata San Paolo.
Dal Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco, che si è collegato con la Casa Circondariale di Cavadonna con una videochiamata, sono stati sottoposti ad interrogatorio di garanzia Francesco Liotta, 31 anni, accusato di associazione di tipo mafioso, difeso dall’avvocato Antonio Meduri; Maurizio Assenza, 56 anni, accusati di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti, nonché detenzione e spaccio di stupefacenti aggravati dal metodo mafioso, difeso dall’avvocato Antonio Meduri; Sebastiano Carmelo Assenza, 26 anni, figlio di Maurizio, pure lui accusato di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti e detenzione e spaccio di stupefacenti aggravati dal metodo mafioso, assistito dall’avvocato Gabriele Germano. Padre e figlio Assenza, e Francesco Liotta, componente del cosiddetto braccio armato al soldo del reggente esterno del clan Aparo, Massimo Calafiore, hanno deciso di non rispondere alle domande del Gip Migneco.
Subito passato il Gip Andrea Migneco si è collegato attraverso il carcere di Bicocca, a Catania, per sottoporre ad interrogatorio di garanzia il catanese Vicotor Andrea Junior Mangano, 29 anni, accusato di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti, nonché di detenzione e spaccio di droga con l’aggravante del metodo mafioso, difeso dall’avvocato Carlo Liotta. Il detenuto ha risposto alle domande del Gip rigettando le accuse che gli vengono contestate.
Infine, nella Casa di Reclusione di Terni si è svolto, per rogatoria, l’interrogatorio di garanzia del netino Giuseppe Crispino, inteso ‘u vabberi, accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, difeso dall’avvocato Antonino Campisi. Giuseppe Crispino si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Tutti gli arrestati hanno preannunciato che si rivolgeranno al Tribunale del Riesame di Catania per chiedere l’annullamento delle misure custodiali applicate dal Giudice delle indagini preliminari Carlo Cannella su richiesta del Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino. I difensori chiedono la revoca o, in subordine, la sostituzione di quelle applicate con delle misure cautelari meno afflittive.
Tra i difensori che non avanzeranno delle subordinate figura l’avvocato Antonino Campisi, difensore del capo Antonio Aparo. In quanto, visionando gli atti processuali, si è accorto che non ci sono le famose lettere con le quali il suo cliente avrebbe autorizzato Massimo Calafiore a ricostituire il clan mafioso. “L’assenza delle lettere sta a significare che corrisponde a verità quanto sostenuto dal mio cliente che, interrogato dal Gip di Milano, ha negato di avere inviato delle missive a Massimo Calafiore per indurlo a ricostituire il gruppo mafioso che operava negli anni Novanta tra Solarino e Floridia” – afferma l’avvocato Campisi, Il quale sottolinea, altresì, che gli inquirenti hanno ricavato l’errata convinzione basato delle conversazioni, tutte intercettate, che si scambiavano Massimo Calafiore con Salvatore Giangravè, Angelo Vassallo e altri adepti”. Secondo l’avvocato Antonino Campisi non sarebbe stato il boss Antonio Aparo a chiedere a Massimo Calafiore di ricostituire il gruppo, bensì sarebbe stato lo stesso Calafiore a vantarsi di essere stato autorizzato da Antonio Aparo per persuadere Salvatore Giamgravè, Angelo Vassallo e Maurizio Assenza, tutti componenti dell’originario gruppo Aparo, a mettersi al suo servizio.

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