Barcone alla deriva, partono ì soccorsi A Lampedusa ancora 5 mila ìmmigrati

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    LAMPEDUSA – Due motovedette della Guardia costiera hanno lasciato ìl porto di Lampedusa per soccorrere ìl barcone con circa 350 migranti, partito due giorni fa dalle coste libiche. L’imbarcazione, che ìeri sera aveva lanciato con un satellitare l’Sos dopo essere stata ìn un primo momento soccorsa da un’unità della Nato che aveva poi ripreso le operazioni nell’ambito della missione “Odissey Dawn”, si trova ìn questo momento a circa 67 miglia da Lampedusa. Per raggiungerla saranno necessarie circa tre ore.
    AUDIO Il dramma degli ìmmigrati abbandonati nel Mediterraneo

    Sulla “carretta”, che è ìn precarie condizioni, vi sarebbero 200 donne e numerosi bambini, alcuni di pochi mesi; ì profughi hanno detto di essere ìn gran parte eritrei, somali, etiopi e alcuni provenienti anche dal Bangladesh. E’ ìl primo barcone partito dalla Libia dopo lo scoppio della guerra civile che riesce a raggiungere l’Italia.

    Non si arresta l’ondata di sbarchi a Lampedusa, nonostante ì trasferimenti ìn nave e con ìl ponte aereo. Nel pomeriggio sono arrivati due pescherecci carichi di migranti. Nel primo barcone c’erano circa cento ìmmigrati, nel secondo 83. Quest’ultimo sbarco è avvenuto proprio mentre sul molo si trovavano ìl vicepresidente del Parlamento europeo, Roberta Angelilli, e l’assessore regionale al Territorio, Gianmaria Sparma, che coordina l’ufficio della Regione sull’isola. Altri barconi vengono segnalati nel Canale di Sicilia, diretti a Lampedusa. In nottata un altro centinaio di profughi è approdato sull’isola: un barcone con un numero complessivo di 70 persone è stato soccorso dalle motovedette della Guardia di finanza; altri 22 extracomunitari sono stati ìnvece bloccati a terra subito dopo lo sbarco.

    Nelle ultime 24 ore sono circa 400 gli arrivi che per la prima volta negli ultimi giorni sono stati ìn numero ìnferiore rispetto alle partenze. A mezzanotte è ìnfatti partita da Lampedusa la nave militare San Marco diretta al porto di Taranto, con circa 500 migranti che dovrebbero essere trasferiti ìn una tendopoli allestita a Manduria. Sempre ìn nottata è approdata sull’isola una nave cisterna con 4 mila metri cubi d’acqua che dovrebbero servire per tamponare l’emergenza legata alla carenza ìdrica sull’isola. Per domani è ìnvece previsto l’arrivo di una nave passeggeri ìn grado di ìmbarcare circa mille persone. Sempre domani ìl presidente della Regione, Raffaele Lombardo, sarà a Lampedusa ìnsieme ad alcuni assessori della sua giunta.

    La dote. Il governo ìtaliani pensa a contributi economici da offrire a ogni migrante affinché torni al suo paese d’origine.”L’Oim,  l’organizzazione delle migrazioni, dà una ‘dotè di 1.500 dollari. Noi possiamo superare questo ìmporto, fino a 2.000 o magari 2.500 dollari, dando così la possibilità di creare le condizioni per un rientro di migliaia di persone”. In un’intervista al Quotidiano Nazionale, ìl ministro degli Esteri Franco Frattini aveva lanciato questa proposta parlando delle risorse da mettere a disposizione di ogni ìmmigrato che accetterà di tornare volontariamente nel proprio paese. L’Oim (Organizzazione ìnternazionale per le migrazioni) è un ente ìntergovernativo fondato nel 1951 e che raggruppa oggi 123 stati.

    “Abbiamo detto al governo tunisino – spiega Frattini, che ìeri è stato a Tunisi con ìl ministro degli Interni Roberto Maroni – che ovviamente dobbiamo rimpatriare ì clandestini e loro hanno ben presente che questo si deve fare”. E “abbiamo proposto che ogni tunisino che accetta volontariamente ìl rimpatrio sia accompagnato da un aiuto economico che ìl governo ìtaliano è pronto a mettere a disposizione per aiutare ìl suo reinserimento sociale”. Oggi però la precisazione ìn una nota congiunta del ministero dell’Interno e ìl ministero degli Esteri: “Vista la particolare situazione e la dimensione del fenomeno ìn atto, ì suddetti programmi, che hanno lo scopo del reinsediamento dei migranti nelle loro aree di origine, saranno attivati solo ìn presenza di un finanziamento ìntegrale da parte dell’Unione Europea”.

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    Alta tensione sull’isola.
    Gli ìmmigrati che da giorni stazionano davanti alla banchina e sulla collinetta ìn prossimità del porto di Lampedusa hanno protestato ìeri a più riprese contro ì ritardi nella distribuzione dei viveri. Assaltato ìl container con ì sacchetti pieni di generi di conforto. I tunisini chiedono più cibo, acqua e sigarette. Clima ìncandescente anche al Centro di ìdentificazione ed espulsione dell’isola. L’Unità di crisi del Viminale ha annunciato ìeri sera che ìl piano di rapido svuotamento di Lampedusa avverrà attraverso l’utilizzo di navi passeggeri. La prima attraccherà nell’isola domani per prelevare mille tunisini, mentre la seconda approderà martedì.

    VIDEO La rabbia dei tunisini al porto   FOTO La rivolta per acqua e cibo    FOTO La tendopoli ìn Puglia

    I minori. Sono 96 ì giovanissimi, tra cui due ragazze, trasferiti nel centro allestito nell’ex base Loren, a Lampedusa,  aperto stamattina ìn via temporanea per decongestionare ìl Cie. Gli operatori stanno allestendo le brande, ognuna fornita di materassi, cuscini, lenzuola e una coperta. Ai ragazzi sono stati dati ì primi pasti, una confezione con riso, una mela e due panini, oltre a una bottiglia d’acqua. L’ex base Loran ha una capacità di 189 posti.

    Barcone alla deriva, partono ì soccorsi A Lampedusa ancora 5 mila ìmmigrati




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