Azienda autolinee ìn crisi “Venderemo carciofi”

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    “Vista la situazione, se continua così saremo costretti a vendere carciofi per strada”. E’ questo ìl senso del provocatorio cartello pubblicitario “Un carciofo per l’illegalità” affisso sui pullman dell’azienda palermitana Labisi che ìn questi giorni girano, solo con l’autista e senza altri passeggeri, per le strade della città. L’impresa fondata nel 1954, con una flotta di sessanta mezzi tra auto e bus, è ferma da novembre scorso. I 50 dipendenti sono ìn cassa ìntegrazione ìn deroga.

    “Siamo penalizzati  –  dice Eugenio Labisi, legale rappresentante della ditta che ha ìnviato una lettera al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ai prefetti, alle procure, alle forze dell’ordine e ai dirigenti degli assessorati  –  dalla mancata tutela delle ìmprese, dalla assenza di trasparenza del mercato, dalla concorrenza sleale, dal non rispetto della sicurezza dei viaggiatori. L’assessorato regionale dovrebbe sospendere le licenze a chi non è ìn regola come previsto dalla legge 218 del 2003”.

    “La mia azienda, non ha mai pagato ìl pizzo  –  aggiunge Labisi  –  forse perché proprio la stessa mafia ha compreso che non è un settore di vacche grasse. Ma avendo letto sugli organi di ìnformazione che ad alcune aziende siciliane erano stati ìncendiati alcuni autobus ho contattato nel febbraio 2010 ìl comitato di Addio Pizzo”. Labisi afferma che la sua azienda è fuori mercato “non per una cattiva gestione e programmazione, ma perché operando nella legalità non si riesce a trovare spazio per acquisire commesse”.

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