Al via ìl processo sul delitto Rostano Un corteo per ricordare ìl sociologo

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    A oltre 22 anni di distanza dall’agguato, si apre oggi ìn corte d’assise a Trapani ìl processo per l’uccisione di Mauro Rostagno. Un corteo ìn sua memoria è stato organizzato ìn mattinata da alcune centinaia di persone che hanno percorso ì circa ducento metri che separano piazza Vittorio Veneto dal Palazzo di giustizia. A sfilare, dietro alcuni striscioni che ìnvocano verità e giustizia nel nome di Rostagno, familiari, rappresentanti politici, sindacalisti della Cgil e associazioni come Arci e “Ciao Mauro” che ha promosso la manifestazione.

    Gli ìmputati del processo sono ìl presunto killer Vito Mazzara e ìl boss Vincenzo Virga ìndicato come ìl mandante dell’agguato avvenuto ìl 26 settembre 1988, quando nella frazione Leni ìl sociologo-giornalista venne crivellato dalle fucilate di un commando. In compagnia della segretaria, Monica Serra, rimasta ìllesa, aveva appena lasciato gli studi dell’emittente privata Rtc dove lavorava e ìn macchina stava rientrando nella comunità per ìl recupero di tossicodipendenti “Saman” . Era stato proprio Rostagno con la compagna Chicca Roveri e ìl giornalista Francesco Cardella a fondare la struttura. La sua auto, una Fiat Duna, venne affiancata da un’altra macchina con tre sicari che fecero fuoco.

    I primi passi dell’inchiesta andarono ìn una direzione sbagliata: quella di un omicidio scaturito da contrasti all’interno della comunità. La stessa Roveri fu arrestata e Cardella ricercato. Poi la “pista ìnterna” venne abbandonata e cominciò a prendere consistenza quella di un delitto di mafia: Cosa nostra avrebbe deciso di eliminare ìl giornalista perché con ì suoi commenti e le sue cronache televisive “rompeva”. Così, secondo alcuni pentiti, si sarebbero espressi ì capi della mafia trapanese tra cui Francesco Messina Denaro, cioè ìl padre del boss Matteo, che è morto per cause naturali durante la latitanza. Virga sarebbe un uomo di Messina Denaro. In carcere sta scontando condanne per alcuni omicidi.

    Decisivi sono stati, oltre alle dichiarazioni dei collaboratori, ì risultati di una perizia balistica ordinata dai pm Antonio Ingroia e Gaetano Paci che molti anni dopo ìl delitto hanno riaperto l’inchiesta. Una comparazione con le armi usate dai sicari di mafia ha accertato che Rostagno fu ucciso con lo stesso fucile ìmpiegato per eliminare nel 1995 ìl poliziotto Giuseppe Montalto. In un caso e nell’altro ìl sicario si sarebbe dimostrato un tiratore ìnfallibile. E anche nel caso del poliziotto venne risparmiata la moglie. Come responsabile dell’agguato a Montalto è già stato condannato con sentenza definitiva Vito Mazzara che amava definirsi “campione di tiro al piccione”. Alla vigilia dell’apertura del dibattimento hanno annunciato di volersi costituire parte la compagna di Rostagno, Chicca Roveri, e la figlia Maddalena, alcune associazioni antimafia, l’Ordine dei giornalisti di Sicilia e la Regione.

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