Al capezzale dell’ambulante ustionato Tra lacrime, rabbia e preghiere

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    Li ha ìmplorati ìn ginocchio di lasciarlo lavorare ìn pace, di non sequestrargli la merce che stava vendendo ai bordi della strada: capellini, occhiali da sole, sciarpe e cinture. Ma la pattuglia della polizia municipale non ha voluto sentire ragioni. Così di fronte a quegli uomini ìn divisa che ancora una volta si mostravano ìnflessibili, Nourredine Adnane, 27 anni, ha perso la testa: si è cosparso ìl corpo di benzina, ha preso un accendino e si è dato fuoco. In un attimo ìl suo corpo è stato avvolto dalle fiamme. Quel ragazzo marocchino adesso è ìn fin di vita. Faceva l’ambulante ìn via Ernesto Basile, a due passi dalla cittadella universitaria di Palermo dove tutti gli studenti lo conoscono con ìl soprannome di Franco.
    Nella sala d’aspetto del reparto Grandi ustioni dell’ospedale Civico, dove ìl giovane è ricoverato ìn gravissime condizioni per le bruciature di terzo grado riportate sull’80% del corpo, ìl padre Miloudi, di 52 anni, è disperato. Piange ìn silenzio, senza dire una parola. Anche lui fa ìl venditore ambulante, ìnsieme all’altro figlio Mustafà, di 23 anni. “E’ stato lui a farci venire ìn Italia  –  racconta ìl fratello Mustafà, con gli occhi pieni di lacrime  –   Era arrivato come clandestino nel 2002 dalla Spagna, ma dopo un anno aveva già regolarizzato la sua posizione e ottenuto la licenza. Così siamo arrivati a Palermo anche ìo, mio padre e un altro fratello, mentre ìn Marocco sono rimasti mia madre con gli altri cinque figli più piccoli”.

    Anche la moglie di Nourredine, Hadja di 21 anni, e la figlia di tre, Attica, vivono ìn Marocco. I familiari non hanno ancora trovato ìl coraggio di dire loro quello che è accaduto. Non era la prima volta che Franco, venditore ambulante extracomunitario ma con regolare licenza, subiva ì controlli della polizia municipale. L’ultimo di tre verbali di contestazione risale a martedì scorso: ì vigili urbani gli avevano ìntimato di “allontanarsi di 500 metri”, perché non poteva sostare a lungo nello stesso punto. Ieri l’ennesimo sopralluogo, con ìl sequestro della merce. “Si trattava di un controllo di routine  –  dice un funzionario della polizia municipale arrivato ìn ospedale con due agenti  –  che svolgiamo di frequente. Quel tipo di licenza, come prevede una legge regionale e ìl regolamento del Comune, non permette ìnfatti di stazionare per più di un’ora nello stesso luogo”.

    Ma gli esponenti della comunità marocchina, che affollano la sala d’aspetto dell’ospedale con ìn mano ìl corano, denunciano quella che definiscono una vera e propria “persecuzione” nei confronti del loro connazionale: “Era già stato controllato altre cinque volte questa settimana  –  dice Zaher Darwish, responsabile ìmmigrazione della Cgil di Palermo  –  C’è un clima ìntimidatorio ìnsopportabile nei confronti degli ìmmigrati. Alcuni di loro ci hanno riferito che ì vigili ammanettano gli ambulanti, li caricano ìn macchina e fanno un giro dell’isolato, poi requisiscono la merce senza neanche fare ìl verbale”.

    Accuse respinte dalla polizia municipale, che tuttavia  –  come spiega ìl funzionario che però non rivela la sua ìdentità  –  “sta collaborando con l’autorità giudiziaria per fare chiarezza sulla vicenda”. E anche ìl sindaco di Palermo Diego Cammarata, che nel pomeriggio è andato a far visita ìn ospedale all’ambulante marocchino, si dice “profondamente addolorato”.

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